CERTO CHE QUESTO MONDO È TUTTO DA RIFARE COMINCIA A URLARE

COMINCIAMO A URLARE

CERTO CHE QUESTO MONDO È TUTTO DA RIFARE COMINCIA A URLARE
frammenti di una cronistoria del Paese raccolti dagli artisti

CANTIERI APERTI V EDIZIONE
8 settembre 2018
Borgo del Ponte, Massa (MS)

Cantieri Aperti presenta CERTO CHE QUESTO MONDO È TUTTO DA RIFARE COMINCIA A URLARE. Un progetto che, nel suo formato ricorda sia la mostra diffusa che la maratona di spettacoli e performance, si articola in diversi momenti nel corso dell’ultimo sabato del festival. Quattro gli appuntamenti in programma, dalle ore 15 fino alle 24. I luoghi degli eventi a Borgo del Ponte saranno comunicati attraverso i canali social del festival nei giorni precedenti all’evento.

Si parte alle 15 con l’apertura di ASAP RESEARCH LIBRARY.
Il progetto, avviato nel 2013 dall’artista Lia Cecchin, si configura come una biblioteca itinerante con un fondo librario sempre in crescita. Come il nome in parte suggerisce (ASAP ovvero “As Soon As Possible” e quindi “il prima possibile”), la collezione rappresenta uno spaccato sul futuro per come è stato immaginato da filosofi, scienziati, politici, sociologi e teorici nel corso della storia moderna e contemporanea. Da Tommaso Campanella a Matt Ridley, da Enrico Berlinguer a Nick Srnicek, gli autori conducono il pubblico a una riflessione sul domani. Una serie di futuri possibili, sempre ipotizzati a partire da una potenziale riforma del presente, mostrano l’attitudine umana a una visione costruttiva del futuro. In uno spazio segreto del borgo, la biblioteca sarà allestita per un giorno e, intorno alle 4 di pomeriggio, un attore leggerà dei passi tratti dai libri in catalogo. Durante l’orario di apertura della biblioteca, il pubblico potrà sia consultare le opere letterarie esposte, sia contribuire alla crescita del progetto segnalando all’artista nuovi libri da far entrare in ASAP. Per tenere alta la concentrazione sul domani, ai presenti verrà incessantemente offerto del caffè.

Tra le 17 e le 18 va in onda DUE
Dopo il caffè una passeggiata. Il pubblico sarà accompagnato per le strade del borgo dove, in un allestimento che ricorda quello delle partite di Italia ‘90, con un televisore a tubo catodico portato in strada da una cucina per condividere la visione dell’evento nazional-popolare, si potrà assistere al film DUE, opera del 2017 di Riccardo Giacconi. Il film rilegge la storia del quartiere residenziale di Milano 2. Costruito tra il 1970 e il 1979 come una città utopica, Milano 2 è il primo progetto urbanistico di Silvio Berlusconi ed è quindi figlio di una sperimentazione sociale oggi invisibile nelle sue origini edili, ma diffusasi a livello nazionale trasformando radicalmente l’immaginario e i costumi del Paese. Nel cortometraggio, frutto di una produzione italo-francese, il linguaggio filmico si adopera per restituire un tempo e un valore specifico alle immagini apparentemente casuali, generiche e standardizzate di una periferia contemporanea.

Alle 19 l’ape-festa: ANDAVA DI BRUTTO, MA QUELLO CHE PARLAVA, SE STAVA ZITTO ERA MEGLIO
La mostra riprende con un aperitivo kitsch e nostalgico, come vuole il culto della dance anni ‘90.
La festa, dove non mancheranno i free drink, è comandata dall’aura di un supervocalist. La figura in questione è rigenerata da Caterina Erica Shanta, che mixa in un’unica traccia audio, registrazioni di repertorio tratte dal notturno delle discoteche italiane di fine millennio. L’iperbole della new-age sintetica (voglie tribali, eccentriche, sessualmente esplicite) traeva energia dal vocalist, che della festa era il coro e ne guidava le emozioni. Nonostante questa figura nel decennio successivo sia andata a perdersi, le parole bibliche del vocalist sono la fotografia di una generazione che, allora giovane, oggi guida le sorti del nostro Paese.

ll grande finale, verso le 22.30: IL PAESE NERO
La ricerca di Nicola Di Croce, Luca Ruali, Mata Trifilò dà vita a un live set dedicato al tema dell’abbandono paesaggistico, urbanistico ed emotivo, facendo esplodere il modello della conferenza in quello di uno spettacolo sinestetico fatto di immagini, suoni e voce narrante. Perseguendo la notte delle cose mai viste, una collezione fatta di documenti visivi e sonori riempie lo schermo e le casse con pagine di editoria alternativa, casi di ragazze scomparse, serie televisive italiane di atmosfera paranormale, strane letture di quadri medievali. Sui dispositivi mossi dai tre progettisti i linguaggi si moltiplicano ma presto è chiaro l’intento di raccontare una diversa storia del Paese, una storia di cui la memoria collettiva si era già dimenticata nel momento in cui è stata compiuta.

CERTO CHE QUESTO MONDO È TUTTO DA RIFARE COMINCIA A URLARE è un progetto a cura di Carolina Gestri e Gabriele Tosi che ha tra i suoi obiettivi quello di comunicare interessi e intenzioni del comitato scientifico che si occuperà, assieme ad Alessandra Franetovich e Giulio Saverio Rossi, della sezione di Cantieri Aperti dedicata all’arte contemporanea nelle future edizioni del festival.
Il progetto può quindi essere considerato come l’inizio di un percorso che vuole dar luce, nel contesto di Borgo del Ponte, a una cronistoria alternativa del Paese a partire dai suoi immaginari apparentemente più periferici o in corso di oblio.
Anche per questo è stato scelto un format che restituisse l’idea di una passeggiata capace di allargare quei tempi storici che nel presente si sono accumulati e solidificati in un’immagine certamente troppo rigida e quindi falsa.
Le opere incluse in questo primo progetto, di autori che condividono una generazione, sono caratterizzate da una volontà di studio libero di quell’immenso archivio di dati che fanno parte della storia recente del Paese. Pur risolvendosi in diversi media, il loro carattere appare sempre duttile e per certi versi nazional-popolare, come se nella forma di una certa arte si ripercuotesse quella dualità che, secondo molti, ha sempre caratterizzato le luci e le ombre della società italiana.

Riccardo Giacconi ha studiato arti visive presso l’Università IUAV di Venezia. Il suo lavoro, per certi versi Collodiano, è una reinvenzione del linguaggio della dinamica narrativa di storie, oggetti, città e personaggi reali, animati o inanimati che siano. Mosso dalla capacità dell’arte di confrontarsi con la vita di cose e persone, parifica in un’unica soluzione testimonianze orali, sceneggiature teatrali e documenti di archivio; il suo modello di ricerca, sempre trasversale, avvicina quindi contenuti che appaiono lontani assistendo alla loro reazione. Niente nel suo lavoro appare perciò statico e ogni cosa si rivela come una costante variazione.
Il suo lavoro è stato presentato in varie esposizioni, fra cui presso ar/ge kunst (Bolzano), MAC (Belfast), WUK Kunsthalle Exnergasse (Vienna), FRAC Champagne-Ardenne (Francia), tranzitdisplay (Praga), Peep-Hole (Milano), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e nella International Biennale for Young Art di Mosca. E’ stato artista in residenza presso il Centre international d’art et du paysage (Vassivière, Francia), Lugar a Dudas (Cali, Colombia), La Box (Bourges, Francia) e il MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma. Nel 2016 ha ricevuto il premio di produzione video ArteVisione, a cura di Sky Arte e Careof.
Ha presentato i suoi film in diversi festival, fra cui il New York Film Festival, l’International Film Festival Rotterdam, la Mostra del Cinema di Venezia, Visions du Réel e il FID Marseille, dove ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale nel 2015. Nel 2007 ha co-fondato il collettivo Blauer Hase con cui cura la pubblicazione periodica Paesaggio e il festival Helicotrema.
https://riccardogiacconi.com/

Lia Cecchin (Feltre, 1987; vive e lavora a Torino) nel 2010 si laurea in Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università IUAV di Venezia. La sua pratica si contraddistingue per la negazione di qualunque tipo di atto creativo. La realtà è infatti il suo campo di ricerca. Espone film, libri e oggetti comuni inserendoli in nuove narrazioni dove potenzialmente ognuno può riconoscersi come protagonista. Attraverso una metodologia archivistica viene riunito un vasto codice condiviso capace di descrivere il nostro presente e ipotizzare un possibile e realistico imminente futuro.
Ha partecipato a workshop e programmi di residenza presso Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Fondazione Spinola Banna (Torino), Progetto Diogene (Torino) e Halle 14 (Lipsia).
Tra le mostre a cui ha preso parte: BYTS Bosch Young Talent Show, AKV (‘s-Hertogenbosch); Opera 2011, Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia); Fuoriclasse, GAM (Milano); It happened Tomorrow, Barriera (Torino); Mediterranea 17, la Fabbrica del Vapore (Milano); Searching for comfort in an uncomfortable chair, CLOG (Torino); Susy Culinski & Friends, Fanta Spazio (Milano); Teatrum Botanicum, PAV Parco Arte Vivente (Torino); Curator Exquis, Greylight Projects (Bruxelles); That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, MAMbo (Bologna).
DADA POEM (to a fearless female), il primo capitolo del suo ultimo progetto DADA POEM, è stato presentato in occasione della mostra collettiva That’s IT (giugno 2018) al MAMbo. Il secondo, DADA POEM (22 missed calls) ha vinto il PREMIO COMBAT 2018 per la sezione installazione/scultura.
www.liacecchin.info

Caterina Erica Shanta (1986, Landstuhl, Germania; vive e lavora a Pordenone), artista e regista friulana, si forma a Venezia dove nel 2014 ottiene un Master in Arti Visive all’Università IUAV. Il video è il suo principale mezzo di indagine. La produzione di Shanta si differenzia in due diversi generi cinematografici e metodi di ricerca: da una parte documentaristica e di studio sul territorio e dall’altra di found footage e di reperimento di frammenti di archeologia digitale prodotti dai dispositivi mobili degli utenti. Attraverso la registrazione di materiale di archivio e di testimonianze orali, le opere tendono a colmare le lacune storiografiche ricostruendo la memoria collettiva di comunità che in passato hanno vissuto periodi di crisi economica e conflitti.
Shanta ha preso parte a numerosi programmi di formazione dedicati alle immagini in movimento, residenze artistiche e festival dedicati alla ricerca audio come Helicotrema – Festival Audio Registrato (2016).
Il suo video Palmyra è stato esposto alla mostra VISIO: Outside the black box, a cura di Leonardo Bigazzi in occasione dello Schermo dell’arte Film Festival (Firenze). La sua opera Polvere è stata acquisita dalla Fondazione 1563, Compagnia San Paolo della Banca San Paolo di Torino. Nel 2016 viene selezionata per il premio Artevisione, promosso da Sky Arte e Careof presso Fabbrica del Vapore (Milano), con la sceneggiatura de Il cielo stellato, attualmente in fase di conclusione. Il film è stato prodotto da Careof, Invisibile Film e ha ricevuto il supporto di Lucania Film Commission, Fondazione Matera-Basilicata 2019, Ass. Della Bruna Matera. Nel 2018 presenta il film A History about silence (una storia sul silenzio) in collaborazione con Dolomiti contemporanee e Progetto Borca.
http://www.caterinaericashanta.it

Luca Ruali (Roma, 1970. Vive a Milano) + Nicola Di Croce (Potenza, 1986. Vive a Venezia) + Mata Trifilò (Messina, 1981. Vive a Milano) sono tre progettisti che operano in ambiti differenti ma condividono ne Il paese nero la necessità di dedicare una ricerca approfondita alle dinamiche di abbandono dell’Italia interna anche dal punto di vista emotivo.
Luca Ruali è architetto. Produce progetti, disegni, animazioni per soggetti coinvolti nella ricerca culturale. Ha partecipato al padiglione italiano della 13° edizione della Biennale di Architettura di Venezia e ha realizzato diverse pubblicazioni dedicate al territorio italiano.
Nicola di Croce è architetto, musicista, progettista e artista sonoro, dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale e Politiche Pubbliche del Territorio. Produce ricerche concentrate sul rapporto tra ambiente sonoro e pianificazione territoriale basate su registrazioni sul campo, pratiche partecipative e le possibile sequenze di sviluppo locale attivabili attraverso lo sviluppo di un ascolto consapevole.
Mata Trifilò è architetto. Campiona archivi di testi, documentari, film dedicati o sensibili allo spostamento del territorio italiano.
http://www.ilpaesenero.it

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