KINKALERI – VIRUS ALL

VIRUS ALL! Lab + perforamnce
KINKALERI

 

KINKALERI, VIRUS ALL!

Virus è un laboratorio motorio dove un codice gestuale inventato da Kinkaleri, che lega ogni lettera dell’alfabeto a un movimento semplice, viene trasferito a tutti coloro che vogliono portare la comunicazione fisica su più piani, rendendo il proprio corpo leggibile come una scrittura manuale.

Nelle varie possibilità coreografiche e compositive questa invenzione ci permette di liberare la forma dal formalismo e di rendere ogni corpo uno strumento sensibile e presente, un paradigma di come una relazione di comunicazione tra uomini possa avvenire nel mistero dell’opera d’arte.

Il laboratorio nel suo svilupparsi offre vari spunti d’indagine; da quello più astratto e direttamente connesso alla dinamica motoria fino a quello più concreto di un linguaggio segreto. L’analisi della sua gestazione e le possibilità creative innescano una riflessione sulla forma sempre in bilico di senso che dell’espressione corporea fa la sua dichiarazione fisica e politica.

Kinkaleri, VIRUS ALL!

Il linguaggio è un virus!

SEMI CATTIVI – CORPI ABITANTI

CORPI ABITANTI
Semi Cattivi

Semi Cattivi Compagnia Teatrale
con Comunita’ Interattive – Officina per la partecipazione
presenta
Corpi Abitanti
installazione diffusa per il quartiere

Semi Cattivi, Corpi abitanti, 2017

inaugurazione martedì 5 settembre ore 16
L’opera rimarrà visitabile fino al 10 settembre
Borgo del Ponte, Massa

La pratica artistica può incidere come fattore di rigenerazione estetica, sociale e culturale, trasformando un quartiere in un luogo simbolico attraverso cui la comunità rappresenta se stessa? Questa la domanda da cui nasce l’opera collettiva “Corpi abitanti” che tratta del rapporto tra comunità in trasformazione e gli edifici che abita. L’opera, realizzata daSemi Cattivi Compagnia Teatrale in collaborazione con associazioneComunita’ Interattive – Officina per la partecipazione, si avvale della partecipazione dei cittadini di Borgo del Ponte e di alcuni fotografi professionisti di Massa: l’installazione è un racconto scritto dai corpi degli abitanti, fotografati e affissi sulle facciate degli edifici in un percorso all’interno del Borgo. Semi cattivi utilizzare il quartiere come punto di intersezione tra pubblico e privato, trasformando l’intero quartiere in un luogo simbolico attraverso cui la comunità rappresenta se stessa.
Su invito dei semi cattivi gli abitanti del quartiere hanno fornito foto di famigliari che hanno vissuto nel borgo indicando la casa dove questi abitavano. I fotografi seguiti da Comunità Interattive hanno fotografato i nuovi residenti del borgo. Le immagini raccolte, tra scatti e foto donate, sono circa cinquanta, verranno affisse a dimensione umana lungo le strade del quartiere.

Da un’idea di Franco Rossi, Stefania Gatti, Akio Takemoto
Fotografi. Giovanni Giannarelli, Elisa Figoli, Akio Takemoto.

 

Semi Cattivi, Corpi abitanti, 2017

 

RESIDENZA 2017 ROBERT PETTENA

Wine Underpants
ROBERT PETTENA
a cura di Daria Filardo

 

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

 

There are five

There are either no pavements or very narrow ones. The houses are low; you can see into them through the downstairs windows and almost climb up to the first floor.
It feels like an isolated place, not a neighbourhood within the city. There are only a few roads in the area called Borgo del Ponte, where the inhabitants have a strong sense of community and people don’t visit accidentally. Everyone you encounter lives here.
They all know each other and they are all acquainted with the history of past generations of each other’s grandparents, parents and grandchildren. There are powerful stories about someone who was once a partizan, then a highly political worker, and now it’s difficult to decide what precisely he is since everything is more fluid. But the memories of the past still influence the young people of today.
We’re surrounded by mountains covered in green woods and in front at the horizon is the sea. People are affected, influenced by the sour marine environment, a welcoming environment but not a place for sailers. They are used to being watchful and rooted in a place where people can disappear into the thick forest trees and the rain can cause landslides.

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

People stay in the streets, they know you’re not from there and offer to show you the way if you’re lost. In the few narrow streets that you get to know almost at once, or in the windows of a shop or studio you glimpse wooden objects. A little ladder composed of just two steps, just for seeing what’s going on inside the houses, a stool for one or better still for two people to sit on and chat while they drink a glass of wine. In fact there are some little niches that have been carved out for resting ones glass.
Normally in Italian villages you notice chairs in the streets outside people’s doors, where neighbours gather to sit, watch and gossip about what’s going on. But here there’s no need to take chairs outside because there are moveable stools in the street. Indeed if the grandmothers need to look after their grandchildren, a stool can be used as a desk and the glass become a pencil and pen holder. If, on the other hand, you keep a stool in the house, perhaps because it’s winter and raining hard, you can put pots of plants on it, you can even put plants in the glasses.
Or you can wear a stool like “wine underpants,” putting your legs through the gap between the legs and sitting on the lowest step, leaning your elbows on the higher step and sipping something as you think and watch. “Wine underpants” is the name of the intervention that Robert Pettena has decided to create and to leave in the neighbourhood of Borgo del Ponte at the end of the theatre, music, performance, visual art residence of 2017.

 

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

The stool/ladder/desk/wine underpants has been created in several different ways. It’s not unique object; it’s something people use; it hasn’t been created in order to be exhibited, but exists together with other things. You can find it in among design objects in a shop, displayed in the window and if you don’t know, it’s hard to tell that it’s not one of their design objects. But there’s a clue if maybe you’ve been sitting on the wine underpants and you’ve had a few drinks and perhaps you see crooked pots of flowers on the tables in the shops, because Robert has used a layer of clay to balance them so that they look as if they will fall over.

Or you might find wine underpants outside the carpenter’s shop, and since it’s made of wood, it seems like something he’s made, that he’s sitting on, chatting with friends near the fountain. Or in the space decorated with works by young artists, perhaps to confuse things a bit.
Robert Pettena has walked in the streets and got to know some of the people, leaving non-invasive traces, almost disguised as part of the environment, without imposing his ideas, but rather feeling the spirit of the place and allowing something to emerge.

“Wine underpants” is transformed, according to who uses it and what they use it for. Who knows what it will become after a couple of years, how many more things it could become.

 

AUTORE: Daria Filardo

RESIDENZA 2016 GAETANO CUNSOLO

in guerra / in pace
GAETANO CUNSOLO
a cura di Pietro Gaglianò

Gaetano Cunsolo presenta al pubblico gli esiti del lavoro svolto durante il suo periodo di residenza a Borgo del Ponte, enclave politica e antropologica ai margini (solo geografici) del capoluogo Massa, con una fortissima identità, coesione sociale e radicata memoria collettiva.

Gaetano si è addentrato nella storia e nel presente del quartiere con un mentore d’eccezione, Bruno Rossi che, “ragazzo di guerra” negli anni Quaranta, ha vissuto la Resistenza, il passaggio della Linea Gotica, la conclusione del conflitto. La regione di Massa-Carrara, come poche in Italia, mantiene un ricordo nitido e riconoscibile della guerra, ancora visibilissimo nelle forme della città e del paesaggio. E in questo panorama si è mosso Cunsolo, che da alcuni anni concentra la sua attenzione sulle narrazioni del militarismo, sulla memoria della guerra, sulle sue architetture e i suoi feticci. L’artista opera una lettura critica e asciutta con cui demistifica l’eroismo e il mito della guerra e restituisce la storia e le memoria alla dimensione più autentica, umana, in opposizione a qualsiasi violenza.

Il lavoro di Cunsolo per Borgo del Ponte (sempre bilanciato tra forma simbolica e consapevolezza politica) si presenta come un percorso che tocca varie tappe, punti di aggregazione nuovamente caricati del loro valore sociale, immagini che traslano l’assurdità della guerra in scenari contemporanei, rivisitazioni dei racconti sintetizzati in interventi nello spazio, tra sorpresa visiva e sotterraneo, fortissimo, collegamento alla memoria.

Gaetano Cunsolo, in guerra / in pace

AUTORE: Pietro Gaglianò

ZIMMERFREI/Massimo Carozzi

ARTISTA
ZIMMERFREI/Massimo Carozzi
Musicista e sound artist, si occupa della relazione tra suono e immagine, suono e scena, suono e spazio. Ha realizzato il disegno sonoro di spettacoli teatrali, documentari, film ed installazioni. Nel settembre 2000 con Anna Rispoli e Anna de Manincor fonda ZimmerFrei, con cui partecipa a mostre collettive e personali, festival cinematografici, musicali e teatrali, in Italia e all’estero.
http://www.zimmerfrei.co.it/

OPERA
PONTE SONORO
Massimo Carozzi del collettivo ZimmerFrei ha partecipato alla IV edizione di Cantieri Aperti con una mappa sonora diffusa per Borgo del Ponte, proponendo l’ascolto di materiali sonori registrati nel quartiere durante le settimane di residenza. Voci, suoni, musiche e atmosfere restituiscono un’idea di quartiere composito, in bilico tra un importante passato e un presente variegato, dove lo scorrere del tempo, fissato in registrazioni audio, rappresenta la ciclicità della vita.

MASSIMO CAROZZI / ZIMMER FREI – PONTE SONORO

PONTE SONORO
Massimo Carozzi / ZimmerFrei
a cura di Alessandra Franetovich

Ponte sonoro è la mappa sonora che Massimo Carozzi, del collettivo ZimmerFrei, ha realizzato confrontandosi con la realtà di Borgo del Ponte. Invitato dalla compagnia teatrale Semi Cattivi a produrre un’opera inedita per la quarta edizione del festival Cantieri Aperti, l’artista ha accettato e fatto proprio l’invito di relazionarsi con un quartiere storico il quale, benché vicinissimo al centro attuale della città, sembra vivere secondo i ritmi di un paese.

Gli abitanti di Borgo del Ponte si incontrano più volte nel corso di una giornata e si salutano sempre, si conosco tutti (o quasi) per nome, storie e famiglie, condividono quindi uno spazio che non è solo politico e geografico bensì del tempo e della memoria. Un tempo trascorso incrociandosi, parlando davanti alla fontana, sotto Porta Genova, guardando il campetto da calcio, davanti ai bar, fuori dalla lavanderia a gettoni, sedendo su sedie di plastica nelle calde sere d’estate, in un eterno ritorno che è pacifico e familiare. Da questo microcosmo non si viene esclusi per età, provenienza geografica, orientamento sessuale, fede religiosa, cultura, storia, nemmeno per differenti credi politici. Nonostante tutto e in virtù di tutto, a Borgo del Ponte la parola affonda ogni muro o barriera.

Su queste strade Massimo ha portato la sua esperienza di musicista e sound artist impegnato con il collettivo ZimmerFrei in progetti di analisi e studio di realtà periferiche e di quartieri, che lo hanno visto, assieme agli altri membri del gruppo, a giro per l’Europa a conoscere stratificate e ogni volta diverse realtà. Con il progetto Family Affairs, il collettivo ZimmerFrei ha sondato città come Ghent. Budapest, Varsavia, Milano, Torres Novas e molte altre, e si appresta a continuare questo viaggio tra cemento, parchi, abitazioni private e luoghi di incontro dei più disparati tipi, mostrando peculiarità di luoghi lontani, diversi l’uno dall’altro. Differenze che però, messe assieme, restituiscono il grande coro dell’umanità cui tutti noi facciamo parte.

Da queste premesse/esperienze nasce la mappa sonora composta da 12 tracce registrate, che alternano voci distinte e il vociare degli abitanti ai suoni che caratterizzano alcuni angoli e luoghi di Borgo del Ponte. Momenti specifici, discorsi generali, alcuni ripetuti più volte, storie personali e racconti che sono usciti dal quartiere entrando nella storia cittadina, regionale e nazionale. Ponte sonoro però prende le forme di un itinerario nel quartiere, pensato da Massimo per essere ascoltato in intimità, con le proprie cuffie, accostandosi ai luoghi cui queste registrazioni sono legate.

La pratica della mappa sonora ci ricorda che è possibile immaginare il mondo non solo attraverso l’immagine, e il regno della visibilità, bensì che è auspicabile porre attenzione ai diversi sensi i quali, riuniti, danno vita a una forma d’arte poli-sensoriale restituendoci una realtà più vicina a quella che quotidianamente esperiamo.

Ancora, il rapporto tra la sonorità e ciò che intendiamo arte contemporanea è attivo da decenni e trova una delle sue più celebri figure nell’affermazione del compositore nordamericano John Cage quando, registrando i suoni della 6th Avenue, ha sostenuto e quindi dimostrato di poter creare arte con i suoi della città. Nel caso di Ponte sonoro, all’azione di registrazione del reale si legano altri aspetti peculiari delle ricerche artistiche degli ultimi decenni quali la contestazione dell’autorialità, la dissoluzione della distinzione dei ruoli e degli spazi tra artista e pubblico in nome della condivisione di un medesimo luogo d’azione e di incontro.

AUTORE: Alessandra Franetovich

Leggi il testo scritto da Massimo Carozzi