Il Paese nero

paese_neroLuca Ruali (Roma, 1970. Vive a Milano) + Nicola Di Croce (Potenza, 1986. Vive a Venezia) + Mata Trifilò (Messina, 1981. Vive a Milano) sono tre progettisti che operano in ambiti differenti ma condividono ne Il paese nero la necessità di dedicare una ricerca approfondita alle dinamiche di abbandono dell’Italia interna anche dal punto di vista emotivo.
Luca Ruali è architetto. Produce progetti, disegni, animazioni per soggetti coinvolti nella ricerca culturale. Ha partecipato al padiglione italiano della 13° edizione della Biennale di Architettura di Venezia e ha realizzato diverse pubblicazioni dedicate al territorio italiano.
Nicola di Croce è architetto, musicista, progettista e artista sonoro, dottore di ricerca in Pianificazione Territoriale e Politiche Pubbliche del Territorio. Produce ricerche concentrate sul rapporto tra ambiente sonoro e pianificazione territoriale basate su registrazioni sul campo, pratiche partecipative e le possibile sequenze di sviluppo locale attivabili attraverso lo sviluppo di un ascolto consapevole.
Mata Trifilò è architetto. Campiona archivi di testi, documentari, film dedicati o sensibili allo spostamento del territorio italiano.
http://www.ilpaesenero.it

Caterina Erica Shanta

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Caterina Erica Shanta (1986, Landstuhl, Germania; vive e lavora a Pordenone), artista e regista friulana, si forma a Venezia dove nel 2014 ottiene un Master in Arti Visive all’Università IUAV. Il video è il suo principale mezzo di indagine. La produzione di Shanta si differenzia in due diversi generi cinematografici e metodi di ricerca: da una parte documentaristica e di studio sul territorio e dall’altra di found footage e di reperimento di frammenti di archeologia digitale prodotti dai dispositivi mobili degli utenti. Attraverso la registrazione di materiale di archivio e di testimonianze orali, le opere tendono a colmare le lacune storiografiche ricostruendo la memoria collettiva di comunità che in passato hanno vissuto periodi di crisi economica e conflitti.
Shanta ha preso parte a numerosi programmi di formazione dedicati alle immagini in movimento, residenze artistiche e festival dedicati alla ricerca audio come Helicotrema – Festival Audio Registrato (2016).
Il suo video Palmyra è stato esposto alla mostra VISIO: Outside the black box, a cura di Leonardo Bigazzi in occasione dello Schermo dell’arte Film Festival (Firenze). La sua opera Polvere è stata acquisita dalla Fondazione 1563, Compagnia San Paolo della Banca San Paolo di Torino. Nel 2016 viene selezionata per il premio Artevisione, promosso da Sky Arte e Careof presso Fabbrica del Vapore (Milano), con la sceneggiatura de Il cielo stellato, attualmente in fase di conclusione. Il film è stato prodotto da Careof, Invisibile Film e ha ricevuto il supporto di Lucania Film Commission, Fondazione Matera-Basilicata 2019, Ass. Della Bruna Matera. Nel 2018 presenta il film A History about silence (una storia sul silenzio) in collaborazione con Dolomiti contemporanee e Progetto Borca.
http://www.caterinaericashanta.it

Riccardo Giacconi

riccardo giacconi ritratto a milano due

Riccardo Giacconi ha studiato arti visive presso l’Università IUAV di Venezia. Il suo lavoro, per certi versi Collodiano, è una reinvenzione del linguaggio della dinamica narrativa di storie, oggetti, città e personaggi reali, animati o inanimati che siano. Mosso dalla capacità dell’arte di confrontarsi con la vita di cose e persone, parifica in un’unica soluzione testimonianze orali, sceneggiature teatrali e documenti di archivio; il suo modello di ricerca, sempre trasversale, avvicina quindi contenuti che appaiono lontani assistendo alla loro reazione. Niente nel suo lavoro appare perciò statico e ogni cosa si rivela come una costante variazione.
Il suo lavoro è stato presentato in varie esposizioni, fra cui presso ar/ge kunst (Bolzano), MAC (Belfast), WUK Kunsthalle Exnergasse (Vienna), FRAC Champagne-Ardenne (Francia), tranzitdisplay (Praga), Peep-Hole (Milano), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e nella International Biennale for Young Art di Mosca. E’ stato artista in residenza presso il Centre international d’art et du paysage (Vassivière, Francia), Lugar a Dudas (Cali, Colombia), La Box (Bourges, Francia) e il MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma. Nel 2016 ha ricevuto il premio di produzione video ArteVisione, a cura di Sky Arte e Careof.
Ha presentato i suoi film in diversi festival, fra cui il New York Film Festival, l’International Film Festival Rotterdam, la Mostra del Cinema di Venezia, Visions du Réel e il FID Marseille, dove ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale nel 2015. Nel 2007 ha co-fondato il collettivo Blauer Hase con cui cura la pubblicazione periodica Paesaggio e il festival Helicotrema.
https://riccardogiacconi.com/

PIETRO GAGLIANÒ – Memento: l’ossessione del visibile

Memento: l’ossessione del visibile
PIETRO GAGLIANÒ
presentazione a cura di Alessandra Franetovich

presentazione Memento: l’ossessione del visibile

Memento è una riflessione sulla criticità della memoria collettiva quando prende forma nello spazio pubblico come segno del controllo egemonico o come atto di resistenza. Dagli apparati del potere alle esperienze del contro-monumento, dalla pianificazione urbana al controllo tentacolare sul tempo nel postfordismo, si scopre nell’ossessione per il visibile l’orizzonte di confronto tra la capacità eversiva dell’arte e del pensiero critico e la colonizzazione dell’immaginario nella società dello spettacolo. Memento parte dal caso del mai compiuto monumento a Costanzo Ciano a Livorno, costeggiando l’estetica dei totalitarismi europei, e analizza alcune possibilità dell’arte internazionale negli ultimi trent’anni, fino alle più recenti sperimentazioni degli artisti italiani nell’approcciare la materia del potere, le sue forme, le sue narrazioni e le alternative, nella condivisione e nella partecipazione. Un approfondimento riguarda il legame tra la corruzione del linguaggio e il conformismo.

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte e curatore. Dopo la laurea in architettura ha approfondito il rapporto tra l’estetica del potere e le libertà individuali, prediligendo il contesto urbano, architettonico e sociale come scena delle pratiche artistiche contemporanee. Ha curato progetti speciali e mostre in Italia e all’estero. Da anni sperimenta formati ibridi dello spazio di verifica dell’arte, in cui esperienze di laboratorio e formazione si innestano sul modello tradizionale della mostra e del convegno.

 

WORKCENTER OF JERZY GROTOWSKI AND THOMAS RICHARD – incontro cantato

Incontro cantato
WORKCENTER OF JERZY GROTOWSKI AND THOMAS RICHARD

Incontro cantato

Composto da un seminario di preparazione e un “Incontro Cantato” condotti da Mario Biagini e i suoi colleghi di Open Program, INVITO AL CANTO è un progetto aperto al pubblico, gratuito, senza limiti di età o di competenza. Nato nel 2014 e sviluppatosi durante varie residenze a New York, il progetto è attivo da giugno nelle aree di Firenze, Scandicci e Pontedera.

Nel proprio lavoro teatrale Open Program sta da tempo cercando nuovi modi di relazione con le persone che incontra, diversi dalla relazione attore/spettatore. Si esplorano le possibilità di una creazione artistica fluida, partecipativa, aperta a chiunque senza distinzioni di età o di provenienza, basata su semplici elementi di canto e danza e di comportamento – una forma d’arte forse dimenticata, in cui ogni partecipante rinuncia al suo anonimato e diventa co-autore responsabile e consapevole della qualità dell’incontro. Dunque una forma d’arte specifica, con le sue regole ancora da scoprire, aperta alla partecipazione dei presenti, ma non di meno una forma, un fatto d’arte organizzato ed efficace.

Il “Seminario Libero di Canto” è una sessione gratuita di canto, accogliente e rilassata, in cui Mario Biagini e i membri di Open Program insegnano canti del loro repertorio, principalmente appartenenti alla tradizione afro-americana del Sud degli Stati Uniti. Durante il Seminario Mario biagini e i suoi colleghi condividono con i partecipanti il loro modo di lavorare su una possibilità di incontro attraverso il canto e la danza, nello spazio. I canti sono semplici da imparare, e i partecipanti ne ricevono i testi stampati, per un primo approccio. Si può arrivare quando si vuole, anche dopo l’orario di inizio, e andarsene prima della fine: non ci sono restrizioni. Il Seminario dà a chiunque vi partecipi alcuni semplici strumenti per partecipare pienamente all’“Incontro Cantato” del giorno seguente.

Un “Incontro Cantato” è un evento a entrata libera a cui tutti possono prendere parte senza limiti di età e senza vincoli di esperienze nel campo delle arti dello spettacolo. I partecipanti sono invitati (e non tenuti) a unirsi al canto, alla danza, o a sostenere quello che succede con la loro semplice ma importante presenza. Non si tratta di uno spettacolo né di un coro tradizionale, ma di qualcosa di nuovo, o piuttosto di un tentativo di riscoprire un modo dimenticato di stare assieme. Un Incontro per riscoprire un modo di stare assieme senza paura degli altri e senza vergogna. Si tratta di un incontro vivo, ogni volta diverso, che non si ripete mai uguale a se stesso. Può raggiungere momenti di grande vita e intensità, e momenti più dinamici si alternano a momenti più intimi. I canti iniziano attorno e tra i partecipanti, che possono scegliere liberamente se partecipare e come: essere testimoni e assistere rimanendo da parte, oppure entrare in azione, cantare e danzare – trovare la loro maniera di essere presenti e sostenere gli altri.

 

 

KINKALERI – VIRUS ALL

VIRUS ALL! Lab + perforamnce
KINKALERI

 

KINKALERI, VIRUS ALL!

Virus è un laboratorio motorio dove un codice gestuale inventato da Kinkaleri, che lega ogni lettera dell’alfabeto a un movimento semplice, viene trasferito a tutti coloro che vogliono portare la comunicazione fisica su più piani, rendendo il proprio corpo leggibile come una scrittura manuale.

Nelle varie possibilità coreografiche e compositive questa invenzione ci permette di liberare la forma dal formalismo e di rendere ogni corpo uno strumento sensibile e presente, un paradigma di come una relazione di comunicazione tra uomini possa avvenire nel mistero dell’opera d’arte.

Il laboratorio nel suo svilupparsi offre vari spunti d’indagine; da quello più astratto e direttamente connesso alla dinamica motoria fino a quello più concreto di un linguaggio segreto. L’analisi della sua gestazione e le possibilità creative innescano una riflessione sulla forma sempre in bilico di senso che dell’espressione corporea fa la sua dichiarazione fisica e politica.

Kinkaleri, VIRUS ALL!

Il linguaggio è un virus!

RESIDENZA 2017 ROBERT PETTENA

Wine Underpants
ROBERT PETTENA
a cura di Daria Filardo

 

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

 

There are five

There are either no pavements or very narrow ones. The houses are low; you can see into them through the downstairs windows and almost climb up to the first floor.
It feels like an isolated place, not a neighbourhood within the city. There are only a few roads in the area called Borgo del Ponte, where the inhabitants have a strong sense of community and people don’t visit accidentally. Everyone you encounter lives here.
They all know each other and they are all acquainted with the history of past generations of each other’s grandparents, parents and grandchildren. There are powerful stories about someone who was once a partizan, then a highly political worker, and now it’s difficult to decide what precisely he is since everything is more fluid. But the memories of the past still influence the young people of today.
We’re surrounded by mountains covered in green woods and in front at the horizon is the sea. People are affected, influenced by the sour marine environment, a welcoming environment but not a place for sailers. They are used to being watchful and rooted in a place where people can disappear into the thick forest trees and the rain can cause landslides.

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

People stay in the streets, they know you’re not from there and offer to show you the way if you’re lost. In the few narrow streets that you get to know almost at once, or in the windows of a shop or studio you glimpse wooden objects. A little ladder composed of just two steps, just for seeing what’s going on inside the houses, a stool for one or better still for two people to sit on and chat while they drink a glass of wine. In fact there are some little niches that have been carved out for resting ones glass.
Normally in Italian villages you notice chairs in the streets outside people’s doors, where neighbours gather to sit, watch and gossip about what’s going on. But here there’s no need to take chairs outside because there are moveable stools in the street. Indeed if the grandmothers need to look after their grandchildren, a stool can be used as a desk and the glass become a pencil and pen holder. If, on the other hand, you keep a stool in the house, perhaps because it’s winter and raining hard, you can put pots of plants on it, you can even put plants in the glasses.
Or you can wear a stool like “wine underpants,” putting your legs through the gap between the legs and sitting on the lowest step, leaning your elbows on the higher step and sipping something as you think and watch. “Wine underpants” is the name of the intervention that Robert Pettena has decided to create and to leave in the neighbourhood of Borgo del Ponte at the end of the theatre, music, performance, visual art residence of 2017.

 

Robert Pettena, Wine Underpants, 2017

The stool/ladder/desk/wine underpants has been created in several different ways. It’s not unique object; it’s something people use; it hasn’t been created in order to be exhibited, but exists together with other things. You can find it in among design objects in a shop, displayed in the window and if you don’t know, it’s hard to tell that it’s not one of their design objects. But there’s a clue if maybe you’ve been sitting on the wine underpants and you’ve had a few drinks and perhaps you see crooked pots of flowers on the tables in the shops, because Robert has used a layer of clay to balance them so that they look as if they will fall over.

Or you might find wine underpants outside the carpenter’s shop, and since it’s made of wood, it seems like something he’s made, that he’s sitting on, chatting with friends near the fountain. Or in the space decorated with works by young artists, perhaps to confuse things a bit.
Robert Pettena has walked in the streets and got to know some of the people, leaving non-invasive traces, almost disguised as part of the environment, without imposing his ideas, but rather feeling the spirit of the place and allowing something to emerge.

“Wine underpants” is transformed, according to who uses it and what they use it for. Who knows what it will become after a couple of years, how many more things it could become.

 

AUTORE: Daria Filardo

RESIDENZA 2016 GAETANO CUNSOLO

in guerra / in pace
GAETANO CUNSOLO
a cura di Pietro Gaglianò

Gaetano Cunsolo presenta al pubblico gli esiti del lavoro svolto durante il suo periodo di residenza a Borgo del Ponte, enclave politica e antropologica ai margini (solo geografici) del capoluogo Massa, con una fortissima identità, coesione sociale e radicata memoria collettiva.

Gaetano si è addentrato nella storia e nel presente del quartiere con un mentore d’eccezione, Bruno Rossi che, “ragazzo di guerra” negli anni Quaranta, ha vissuto la Resistenza, il passaggio della Linea Gotica, la conclusione del conflitto. La regione di Massa-Carrara, come poche in Italia, mantiene un ricordo nitido e riconoscibile della guerra, ancora visibilissimo nelle forme della città e del paesaggio. E in questo panorama si è mosso Cunsolo, che da alcuni anni concentra la sua attenzione sulle narrazioni del militarismo, sulla memoria della guerra, sulle sue architetture e i suoi feticci. L’artista opera una lettura critica e asciutta con cui demistifica l’eroismo e il mito della guerra e restituisce la storia e le memoria alla dimensione più autentica, umana, in opposizione a qualsiasi violenza.

Il lavoro di Cunsolo per Borgo del Ponte (sempre bilanciato tra forma simbolica e consapevolezza politica) si presenta come un percorso che tocca varie tappe, punti di aggregazione nuovamente caricati del loro valore sociale, immagini che traslano l’assurdità della guerra in scenari contemporanei, rivisitazioni dei racconti sintetizzati in interventi nello spazio, tra sorpresa visiva e sotterraneo, fortissimo, collegamento alla memoria.

Gaetano Cunsolo, in guerra / in pace

AUTORE: Pietro Gaglianò

FESTIVAL 2018

CANTIERI APERTI V EDIZIONE
In-fra tempo
1 – 2 settembre | 7 – 9 settembre 2018
Borgo del Ponte, Massa (MS)

Il festival Cantieri Aperti giunge alla sua quinta edizione con “In-fra tempo”, una programmazione di teatro, musica e arte contemporanea che si terrà a Borgo del Ponte, quartiere storico della città di Massa (MS) nel corso di due fine settimana, dal sabato 1 alla domenica 2 settembre per riprendere dal venerdì 7 alla domenica 9 settembre 2018

Ideato dal gruppo Semi Cattivi per il quartiere di Borgo del Ponte (MS), il festival si avvale della collaborazione degli abitanti del luogo e si propone l’obiettivo di costruire una connessione fra la realtà di un piccolo borgo toscano e la scena dell’arte contemporanea intesa in tutte le sue manifestazioni. Il festival coinvolge Borgo del Ponte beneficiando degli spazi privati prestati spontaneamente dai cittadini (appartamenti, terrazzi, fondi, cortili, giardini, ecc.) i quali condividono, con gli artisti e con il pubblico, l’intimità delle proprie case, la memoria delle cantine, la quotidianità, stringendo una relazione esclusiva con l’artista, dando vita all’idea originale della “città cantiere”.

Durante la V edizione di Cantieri Aperti si susseguiranno eventi quali incontri sul teatro e la video arte, la residenza d’artista under 35, cinema all’aperto, spettacoli teatrali e opere d’arte diffuse nelle piazze e nelle abitazioni private degli abitanti del Borgo. Da questo anno la residenza d’artista si apre a un comitato curatoriale under 35 che vede impegnati per le prossime tre edizioni l’artista Giulio Saverio Rossi e i curatori Carolina Gestri, Alessandra Franetovich e Gabriele Tosi che si avvicenderanno nello svolgimento di residenze d’artista e progetti d’arte contemporanea.

Sabato 1 settembre il festival inizierà nel pomeriggio con lo spettacolo teatrale per quattro spettatori alla volta Io sono qui di Semi Cattivi e Marion d’Amburgo, che dialoga con il video di Matteo Frittelli girato sull’opera scultorea Black circle square (2016) dell’artista Massimo Bartolini. Nel pomeriggio si terrà anche la presentazione pubblica dell’opera collettiva Io domani qua c’ero realizzata da Semi Cattivi assieme agli abitanti di Borgo del Ponte. Entrambi gli eventi saranno attivi e fruibili durante tutta le giornate del festival. Alle ore 18 si terrà il talk “Perlustrazioni su teatro, video e vocalità” ideato da Valentina Valentini e Semi Cattivi con la collaborazione di Comunità Interattive – Officina per la partecipazione, aperto al pubblico e ad artisti del territorio e che vedrà la partecipazione di Marion d’Amburgo, Carla Pollastrelli e di Saverio La Ruina, attore e autore della lettura 30 minuti che presenterà a conclusione della prima giornata del festival.

Nella giornata di domenica 2 settembre si inaugurerà la residenza artistica under 35 che, alla sua terza edizione, vedrà l’artista Stefano Serretta impegnato nella produzione di un intervento artistico su invito della curatrice Alessandra Franetovich. Nel corso del pomeriggio si terrà la prosecuzione del talk “Perlustrazioni su teatro, video e vocalità” alla presenza della coordinatrice Valentina Valentini, Pietro Gaglianò e di Massimo Conti, mentre nel tardo pomeriggio Marion d’Amburgo e Saverio La Ruina leggeranno l’anteprima del nuovo testo di Franco Rossi “L’uomo del circo”, ispirato a una storia vera.

La seconda parte del festival aprirà venerdì 7 settembre con la riattivazione dello spettacolo Io sono qui e dell’opera collettiva Io domani qua c’ero. Nella serata sarà proiettato il film Sicilian Ghost Story (2017) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, liberamente tratto dal racconto Un cavaliere bianco scritto da Marco Mancassola, e che sarà introdotto da una conversazione con l’attore Filippo Luna.
Sabato 8 settembre la programmazione di arte contemporanea proseguirà con Certo che questo mondo è tutto da rifare comincia a urlare, una mostra diffusa per il quartiere a cura di Carolina Gestri e Gabriele Tosi. Gli artisti e gli autori coinvolti nel progetto sono: Lia Cecchin, Riccardo Giacconi, Caterina Erica Shanta, Nicola Di Croce, Luca Ruali, Mata Trifilò. Nel pomeriggio Rosita Volani e Thomas Emmengher presenteranno, in conversazione con Franco Rossi dei Semi Cattivi, il festival “Da vicino nessuno è normale” che dal 1997 realizzano presso l’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini a Milano. Nella serata la proiezione del film Crazy for football (2016) di Volfango De Biasi, vincitore di un Davide di Donatello per miglior documentario, che racconta la preparazione dei giocatori di una squadra di calcio composta da pazienti psichiatrici, che sognano di partecipare al campionato mondiale di Osaka, Giappone.
La giornata conclusiva del festival, domenica 9 settembre, vedrà la restituzione della residenza d’artista con la presentazione di un intervento realizzato dall’artista Stefano Serretta a cura di Alessandra Franetovich.

Anche quest’anno è confermata la formula Quartiere rizomatico, con eventi artistici, musicali e laboratori organizzati nei fondi privati e per le strade del borgo, anch’esso alla sua terza edizione. Gli artisti coinvolti sono i musicisti Marzio Pelù e Alessio Privitera, il cantante lirico Matteo Brini e l’arpista Viviana Italia, l’artista visivo Ilario Caliendo, i performer Alessia Bertozzi, Flavia Bucci e Alessandro Conti, il gruppo GAMS Giovani Architetti Massa Carrara.

Gli artisti e le collaborazioni delle edizioni precedenti del festival Cantieri Aperti

Nelle precedenti edizioni il festival ha visto la partecipazione di importanti figure del teatro italiano contemporaneo quali Alessandro Benvenuti, Massimo Verdastro, Marion D’Amburgo e Roberto Alinghieri che hanno collaborato con il gruppo teatrale Semi Cattivi in produzioni nuove, e dei gruppi di teatro danza Kinkaleri, Workcenter of Jerzy Grotowsky and Thomas Richards, così come la partecipazione a incontri e talk con realtà di residenza simili quali GAP (Guilmi Art Project).
Per il suo progetto di residenza artistica, Cantieri Aperti ha collaborato con il critico d’arte Pietro Gaglianò, curatore dellla prima edizione della residenza d’artista under 35 cui ha partecipato l’artista Gaetano Cunsolo, e con Daria Filardo, curatrice per la seconda edizione della residenza tenutasi nel 2017 e che ha visto impegnato l’artista Robert Pettena.
Nel corso delle passate edizioni si sono tenute presentazioni di libri alla presenza degli autori come Memento. L’ossessione del visibile (postmediabooks, 2016) di Pietro Gaglianò, Attacco all’arte. La bellezza negata (L’asino d’oro edizioni, 2017) di Simona Maggiorelli, Teneri violenti (Einaudi, 2016) di Ivan Carozzi, Soccer Atlas (bruno, 2016) di Marco Mazzoni e La terra bianca (Laterza, 2015) di Giulio Milani.
Oltre ai già citati hanno partecipato nelle scorse edizioni anche Massimo Carozzi/Zimmerfrei con la nuova produzione Ponte sonoro e hanno presentato al pubblico del festival i loro spettacoli Julia Kent, Paolo Spaccamonti e Stefano Pilia, Giacomo Verde, il gruppo di Aline Nari e Davide Frangioni, Stefano Saletti, la Piccola Banda Ikona, Gabriel Coen e molti altri

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